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Personaggi Pedacesi

Mediante questa sezione cercheremo di mettere in risalto alcuni personaggi della storia pedacese che con le loro opere, iniziative culturali e battaglie politiche hanno scritto un pezzo importante di storia del nostro paese.

Dedicare un angolo in questo portale ai nostri personaggi storici, una sezione tutta destinata a loro ci è sembrato una doverosa nonchè piacevole scelta. Si ringrazia il Prof. Tonino Martire per la pregevole collaborazione offerta.

 CESARE CURCIO
Nacque a Pedace il 18 novembre 1904, conseguì la Licenza di Seconda Tecnica Industriale. Meccanico di professione.
Sin da giovane evidenziò doti di profonda umanità e spirito libertario che lo portarono presto ad occuparsi attivamente di politica.
Fu Segretario della Sezione Giovanile Comunista di Pedace e irriducibile oppositore al regime fascista.
Svolse intensa e continuativa attività di propaganda comunista che, gli costò, in diverse occasioni, l'arresto e oltre un anno di confino a Ponza nel 1932. La forza delle sue idee ed il coraggio che madre natura gli aveva fornito, gli consentirono di superare con dignità, interrogatori, persecuzioni e sevizie da parte degli aguzzini fascisti, intenzionati a fargli confessare fatti e azioni clandestine promosse dal Partito Comunista.
Dopo la caduta del fascismo divenne attivo e stimato dirigente del PCI e Segretario della Federterra di Cosenza.
Fu Sindaco di Pedace per due consiliauture e, nel 1953, venne eletto Deputato del Parlamento Italiano.
La sua bontà d'animo, l'onestà e l'altruismo, furono gli elementi guida della sua condotta di vita, doti che gli fecero guadagnare la stima, l'affetto e la popolarità dei pedacesi e di quanti lo hanno conosciuto. Grande eco e commozione suscitò la notizia della sua morte avvenuta a Pedace il 25 agosto 1961. Una marea di persone, giunte da tutta la provincia di Cosenza onorarono l'uomo e il politico tenace, fino al cimitero di Pedace dove ebbe sepoltura.
A Cesare Curcio è stata intitolata la Scuola Elementare di Pedace ed una via a Lorica (frazione di Pedace).

A cura del Prof. Tonino Martire.
 MICHELE DE MARCO
Michele De Marco, in arte "Ciardullo", poeta, drammaturgo e giornalista, nacque a Perito, frazione di Pedace il 17 Marzo 1884, in una famiglia dove la cultura e l'arte in particolare, erano un dono e un'antica consuetudine. Infatti, poeta fu il padre Vittorio e lo zio Pietro, dal quale ricevette i primi insegnamenti e un grande stimolo e sostegno per il suo futuro cammino nel mondo della poesia e del teatro.
Dopo gli studi elementari, iniziò la sua preparazione letteraria ed umanistica nel collegio italo-albanese di San Demetrio Corone e successivamente nel Liceo Classico di Cosenza.
Giovanissimo, nel 1907, conseguita la laurea in giurisprudenza all'Università di Urbino, aprì uno studio legale nella vecchia Cosenza, nei pressi di Piazza Duomo. Ben presto però si accorse che non era tagliato per esercitare quella professione, la quale, oltre a contrastare con la sua natura umanitaria, aperta a tutte le istanze sociali e alla difesa accanita dei bisognosi, lo distoglieva anche dai suoi sogni artistici e di uomo libero.
La sua produzione letteraria è molto vasta e spazia dalla poesia in dialetto al teatro, alla satira in lingua e al giornalismo, strumenti efficaci questi per combattere ingiustizie, ipocrisie, autoritarismi e per poter sfogare con tono misurato e dignitoso, i drammi e le amarezze della vita.
Nel 1911, sposò Maria Aloisa Martire, da essa ebbe sei figli, con i quali divise l'atroce dolore dopo la sua precoce morte avvenuta nel 1921. Michele De Marco si risposò nel 1929 con la sorella della moglie defunta, Gilda Martire e da lei ha un figlio. Insegnò lingua francese e italiano a Cosenza, dove abitava da tempo; qui potè frequentare le massime autorità in campo letterario ed artistico, che avevano spesso come punto di ritrovo lo storico caffè Renzelli.
Fu irriducibile antifascista e non cedette mai a lusinghe di sorta. Moralmente integro com'era, lottò sempre per l'affermazione della libertà, e per il riscatto della povera gente, alla quale, spesso dava voce attraverso i giornali da lui fondati e diretti: l'ohè e Calabria Democratica.
Dopo la seconda guerra mondiale, fu Sindaco di Pedace di nomina prefettizia e, oltre ad avviare la rinascita del paese, diede modo ad un gruppo di giovani di mettere in vita una compagnia teatrale da lui diretta.

A cura del Prof. Tonino Martire
 RITA PISANO
Nacque a Pedace il 15 Agosto 1926; autodidatta, dotata di spiccato intuito e capacità operativa, frequentò la Scuola di Partito del PCI, impadronendosi degli strumenti necessari per rendere più incisivo e qualificato il suo impegno politico.
Di spirito libero e democratico, non tollerava i soprusi e le prevaricazioni dei potenti, che combatté con impeto ed abilità per tutta la durata della sua vita.
Piena di esuberanza e di entusiasmo, riusciva sempre ad ottenere quello che riteneva giusto e utile per il popolo.
Amava tanto la politica e la famiglia, per le quali consumava tutto il tempo della sua intensa giornata riuscendo a conciliare le due cose: il ruolo del politico e quello di moglie e mamma in maniera esemplare.
Dirigente della Federazione del PCI di Cosenza, Segretario Provinciale del CNA e Consigliere Comunale di Cosenza, fu artefice di diverse lotte per il conseguimento di diritti sociali e per l'emancipazione della donna. Fu Sindaco di Pedace dal 1964 al 1984, finalizzando il suo mandato, alla crescita sociale ed economica del paese con iniziative lungimiranti ed opere di avanguardia.
Fiori all'occhiello della sua amministrazione sono: la Scuola a Tempo Pieno e l'istituzione degli Incontri Silani.
Insieme a Michele De Marco (Ciardullo), partecipò a Parigi al congresso Mondiale Della Pace, dove venne eletta componente del Comitato dei Pacifisti.
Pablo Picasso, le fece un ritratto conservato nella galleria privata di Carlo Muscetta. A Rita Pisano è intitolata la Scuola Media Statale di Pedace.
La sua immatura scomparsa avvenuta il 31 gennaio 1984, suscitò grande cordoglio in tutti i pedacesi ed in quanti l'avevano conosciuta. La sua salma è seppellita nel cimitero di Pedace.

A cura del Prof. Tonino Martire.
GIOVANBATTISTA SALATINO

Nato a Pedace (Cs) nel 1939 e morto a Roma nel 1998., ebbe una svolta importante nella sua formazione artistica, quando nel ‘68 l'incontro con Emilio Vedova alla Sommer Akademie di Salisburgo che lo avviò alla ricerca astratto-concreta. L'illustre critico d'arte Antonio Del Guercio, definisce così il pittore pedacese: “E’ raro oggi il tipo di stravolgimento critico-visiona­rio che Salatino insegue in una tenace ricerca: e che si affida non ad acutezze iconografiche, post-dechirichiane o post­surrealistiche, ma che piuttosto interviene sottilmente dentro la normale apparenza d’una dimessa ferialità urbana. Dentro, cioè, torcendone le torme, muovendole ri­spetto ai loro assi secondo strane e aber­ranti prospettive che ne rivelano, dietro la normalità, una stranezza celata, un valore d’irruzione, quasi un trasalimento  as­sieme al proprio stupore, d’una ironia leg­germente amara che, anch'essa, non è troppo consueta nella pittura di questi anni". Le numerose le opere che l'artista ha prodotto nella sua carriera costituiscono oggi parte integrante della migliore cultura che ha caratterizzato la Storia di Pedace

SACERDOTE DOMENICO MARTIRE
E' nato a Perito (Pedace), il 18 ottobre 1634 da Stefano Martire e da Beatrice Durante, studiò filosofia e teologia morale nel Monastero, del Gesù di Cosenza.
Il 12 marzo del 1668, fu promosso al sacerdozio del Vescovo Frantone di S. Marco Argentano, e il 28 marzo dello stesso anno, celebrò la prima Messa nella Chiesa di SS. AA. Pietro e Paolo di Pedace, della quale, nel 1669, fu nominato parroco.
Uomo dotato di grande intelligenza e forte valenza umanitaria, manifestava continua sete di conoscenze e di cultura, che riusciva a soddisfare in pieno, portandosi spesso fuiri del proprio paese. Napoli e Roma, furono spesso le mete preferite per perfezionare nella quiete tanto amata i suoi studi teologici e monastici.
Molto portato per gli studi storici, si dedicò anche alla ricerca degli usi e dei costumi del mondo religioso e civile della Calabria e di Pedace in particolare.
Scrisse importanti bibliografie di uomini illustri, "La platea", e quel grande, pregevole trattato: "Calabria Sacra e Profana", che costituisce ancora oggi, necessario punto di riferimento per chiunque voglia compiere ricerche e studi storico-religiosi sulla calabria del passato. Non è certa la data della sua morte, che comunque avvenne dopo il 1704, lontana da Pedace.
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